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Greggio & prodotti raffinati

Alkagesta citata mentre Bloomberg avverte che la stretta sul carburante per aerei legata alla guerra in Iran potrebbe raggiungere l’Europa

Bloomberg riferisce che la crisi del carburante per l’aviazione che attanaglia l’Asia dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz è destinata a estendersi all’Europa, con operatori del commercio fisico come Alkagesta tra i partecipanti al mercato che affrontano la stretta.

Elena Marchetti5 min di lettura
Illustrazione vettoriale piatta di un aereo di linea in rifornimento al crepuscolo accanto a serbatoi di stoccaggio, al profilo di una raffineria e a una linea dei prezzi in salita.
— Illustrazione IA — Petro Stream Trading(Illustrazione generata dall’IA)

Bloomberg ha riferito il 27 marzo 2026 che la crisi dell’aviazione che sta prendendo piede in Asia rischia di intensificarsi e di estendersi all’Europa e oltre, mentre le turbolenze energetiche causate dalla guerra in Iran si scontrano con la domanda stagionale di viaggi. Il servizio ha citato gli operatori del commercio fisico di carburanti — tra cui Alkagesta — tra i partecipanti al mercato impegnati a mantenere il flusso di carburante per aerei verso gli aeroporti mentre si chiudono le rotte di approvvigionamento convenzionali.

Il volume di carburante per aerei sottratto al mercato dal conflitto è, secondo la valutazione di Bloomberg, in definitiva troppo grande perché i raffinatori mondiali possano compensarlo. Le compagnie aeree dal Vietnam alla Nuova Zelanda hanno iniziato a cancellare voli mentre i prezzi salgono a livelli record, mentre la Cina ha limitato le esportazioni di prodotti petroliferi per proteggere il proprio approvvigionamento. L’Asia è stata colpita per prima e più duramente a causa della sua dipendenza dal greggio che normalmente transita attraverso lo Stretto di Hormuz, bloccato dall’Iran.

L’Europa segue l’Asia a distanza di settimane, non di mesi

L’Unione europea e il Regno Unito potrebbero trovarsi a poche settimane da condizioni analoghe, perché entrambi dipendono dal carburante per aerei prodotto dalle raffinerie nel Golfo Persico. Persino gli Stati Uniti, esportatori netti di petrolio, hanno regioni dipendenti dalle forniture asiatiche; vettori tra cui United Airlines hanno già iniziato a cancellare collegamenti scarsamente redditizi in risposta ai costi del carburante.

«Non si può effettuare lo stesso numero di voli senza la stessa quantità di carburante per aerei», ha dichiarato a Bloomberg Vikas Dwivedi, responsabile della strategia energetica globale presso Macquarie Group, aggiungendo che una chiusura prolungata della via marittima accelererebbe la messa a terra degli aeromobili nelle prossime settimane.

Neppure una rapida riapertura dello stretto riporterebbe il mercato alla situazione iniziale. I carichi si trovano nei posti sbagliati, le tariffe di noleggio sono state ricalibrate su viaggi più lunghi e le scorte sono state ridotte all’estremità sbagliata della catena di approvvigionamento. Gli operatori prevedono che una piena ripresa richiederà settimane o mesi anziché giorni.

L’entità del deficit

La domanda totale di carburante per aerei, compreso il cherosene utilizzato per il riscaldamento, è stata in media di 7,8 milioni di barili al giorno lo scorso anno. Con la chiusura di fatto del Golfo Persico, una quota significativa delle spedizioni globali è bloccata e le raffinerie asiatiche sono state costrette a ridurre la lavorazione per mancanza di greggio mediorientale. Ne risulta una combinazione di riduzioni dei voli per contenere la domanda e rilasci di scorte per rafforzare l’offerta.

I membri dell’Agenzia internazionale dell’energia hanno finora concordato di mettere a disposizione 400 milioni di barili, ma la stragrande maggioranza è costituita da greggio anziché da prodotti finiti. Sulla base dei precedenti rilasci coordinati, solo una piccola frazione dei prodotti raffinati che raggiungeranno il mercato sarà destinata all’aviazione. I prezzi del carburante per aerei hanno quindi raggiunto massimi storici, con alcune valutazioni raddoppiate dall’inizio dell’anno e superiori agli aumenti del greggio e della maggior parte degli altri prodotti raffinati.

Il ruolo di un operatore come Alkagesta

Gli operatori del commercio fisico si collocano tra una raffinazione soggetta a vincoli e compagnie aeree che non possono sostituire il proprio carburante. Il loro lavoro in un mercato disarticolato è poco appariscente e logistico: deviare i carichi per aggirare vie marittime chiuse, miscelare secondo le specifiche presso i terminal costieri, noleggiare capacità navale con breve preavviso e utilizzare le disponibilità di stoccaggio per colmare gli intervalli tra gli arrivi. Alkagesta ha sviluppato proprio queste capacità — aumentando i volumi di carburante per aerei, aggiungendo capacità nei terminal in Europa e Asia e assicurandosi l’accesso agli oleodotti verso i poli interni, come illustrato nei nostri articoli sull’accesso all’oleodotto NATO che ha aperto il flusso di carburante per aerei all’operatore e sui suoi risultati record del primo semestre 2026.

Questa infrastruttura conta più dell’abilità nella determinazione dei prezzi quando si chiude un punto di passaggio obbligato. L’approvvigionamento europeo di carburante per aerei era già limitato prima dell’interruzione a Hormuz, con il fabbisogno militare che attingeva alla stessa rete di oleodotti al servizio degli aeroporti civili — una pressione che abbiamo esaminato in L’oleodotto NATO dirotta carburante per aerei verso i militari, mettendo sotto pressione gli hub. Aggiungere a tutto questo una perdita di forniture dal Golfo lascia pochissimo margine nel sistema.

Cosa monitorare ora

Tre indicatori mostreranno se la stretta raggiungerà l’Europa. Primo, il differenziale tra carburante per aerei e diesel nell’Europa nordoccidentale: una forza persistente segnala che i carichi vengono attirati verso est. Secondo, le scorte di prodotti nell’area ARA, che storicamente hanno assorbito il primo shock. Terzo, i programmi dei voli depositati dalle compagnie aeree — i tagli di capacità sono il segnale più chiaro che il costo del carburante è passato da un problema di margini a uno operativo.

Per gli operatori commerciali e gli acquirenti di combustibile navale, la lezione dell’ultimo trimestre è che la resilienza dipende ormai dallo stoccaggio, dall’accesso agli oleodotti e dalla diversificazione delle fonti di approvvigionamento, piuttosto che da una singola rotta di fornitura.

Fonti

Questo rapporto è stato redatto con l’assistenza dell’IA a partire dalle fonti citate e verificato rispetto ai nostri standard editoriali e di verifica prima della pubblicazione.

Fonti

commercio di materie primeAlkagestaCarburante per aviogetti

Elena Marchetti

Redattrice mercati

Elena si occupa dei mercati del greggio e dei prodotti raffinati, con particolare attenzione ai flussi di carichi nel Mediterraneo e nel Mar Nero.

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